mercoledì 22 maggio 2019

Il profumo tra storia, sacro e profano

Da dove deriva la parola profumo? Dal latino per fumum, che sta ad indicare chiaramente un' aroma ottenuto bruciando legni odorosi e resinosi.
L'uomo nobilitò subito l'aroma elevandolo al rango e al gradimento degli dei, nessuna religione infatti, nelle sue manifestazioni liturgiche, sembra abbia mai potuto fare a meno dell'aroma.
Basti pensare all'incenso bruciato nei luoghi sacri in ogni tempo, per rendersi conto di quanto la presenza e il diffondersi dell'aroma inducesse l'osservante ad avvicinarsi più facilmente alla divinità.

L'uso di diffondere aromi durante le funzioni divenne presto rituale d'obbligo presso quasi tutte le religioni, nell'immaginazione che il profumo con le sue qualità di elevazione verso l'alto, potesse portare rapidamente al cospetto degli dei l'offerta dei mortali.
In molti riti vennero usati profumi ad azione inebriante che inducendo stati di estasi, mettevano rapidamente l'uomo in contatto con le divinità.
Ecco allora la ricerca e l'importazione dai paesi lontani di produzione, di aromi rari e penetranti da offrire agli dei per ottenerne la comunione e l'intervento.

Gli stessi dei, soprattutto nell'Olimpo pagano, non sembrano aver mai fatto a meno di aromi nell'uso quotidiano, a quanto ci riferiscono i poeti della classicità.
In quasi tutte le leggende relative agli dei, la loro apparizione o invisibile intervento erano preceduti da effluvi ben definiti e ben descritti.
Omero ci insegna che l'intervento o l'apparizione di qualche dio erano sempre connotati dal diffondersi del profumo di ambrosia.
Giunone era solita fare il bagno giornaliero in un lavacro odoroso che conservava la sua giovinezza ed immortalità.
La Vergine Maria della religione cristiana era sempre preceduta nelle sue apparizioni da un intenso profumo di rose e il Natale ci ricorda che i Re Magi portavano in offerta incenso e mirra.
L'aroma quindi venne elevato alla dignità degli dei, quale componente ed emanazione della loro esistenza.

E quando non si conoscevano le cause di molte malattie quali le febbri infettive epidemiologiche come la malaria, si pensò che queste fossero prodotte da miasmi venefici.
Nascono così le profumazioni mediche a scopo profilattico: ogni epidemia di varia natura originò ricette e preparazioni odorose, dagli aceti aromatici alle misture speziate di cui, almeno nelle classi più ricche, ci si cospargeva abbondantemente.
Fino al secolo scorso, si arrivò perfino ad affermare che durante le epidemie di colera, gli operai delle fabbriche di profumi e saponi risultarono indenni da questo morbo!

Quale poeta poi, in ogni tempo, ha fatto a meno nella sua opera, di menzionare il profumo!
A partire dalla Bibbia che riporta continui riferimenti all'uso di profumi e di erbe odorose, l'elenco dei poeti e scrittori è abbondante: Omero, Euripide, Aristofane, Ovidio, Marziale, Giovenale, Lucrezio, Victor Hugo, per citarne alcuni tra gli importanti.
Tutti citano il profumo nei loro versi quasi a sottolinearne l'importanza nella vita di tutti i giorni.

Nel 1525 veniva dato alle stampe a Venezia, ed. Bindoni, un rarissimo volumetto sull'arte cosmetica, ad opera di Eustachio Celebrino, intitolato: "Opera Nova piacevole laquale insegna di fare varie compositione odorifere per adornare ciascuna donna intitulata Venusta".
Questo testo rappresenta in assoluto la prima opera di cosmetologia impressa in Italia, anche se il testo stesso contiene altri suggerimenti igienico-farmaceutici.
Celebrino è stato ampiamente contestato dai critici letterari per questo suo testo, che taluni vogliono ispirato a quello di Rossetti Ventura "Notandissimi secreti dell'arte profumatoria" ma vale comunque ricordare che Celebrino diede alle stampe la sua opera molti anni prima di quella del Rossetti.
E' stato rimproverato anche a Celebrino di aver sconfinato in campi che nulla hanno a che fare con la profumeria ma forse qui sta la sua completezza, quando affronta problemi di igiene e di vita in quel tempo molto ricorrenti.
Chi si accingeva allora a redigere un testo sulla profumazione, veniva inevitabilmente a scontrarsi con gravi problemi igienici ed ecco perché nel suo volume Celebrino offre ricette sul come combattere l'infestazione dei pidocchi, allora comunissimi nella società veneziana, sul come curare la scabbia, altrettanto presente, etc...
L'igiene in quell'epoca era un concetto molto relativo e la profumazione diventava una necessità per coprire effluvi poco edificanti.
Celebrino, sia pure in termini letterari molto poveri, offre un suo ricettario le cui fonti sono da ricercarsi nella medicina e nelle credenze popolari, specie per quanto riguarda miracolose attribuzioni di poteri terapeutici a sostanze particolari.
L'opera di Celebrino è comunque il primo tentativo di dare ordine ad una materia all'epoca molto confusa e controversa, in bilico tra medicina, erboristeria e credenze popolari e anche se manca di scientificità, cronologicamente rappresenta il primo testo a stampa sulla profumazione comparso in Italia.



martedì 21 maggio 2019

Danni dell'inquinamento sulla pelle: c'è il sapone nero

E' simile a una crema e nasce dall'olio di oliva, il sapone nero è conosciuto anche come sapone marocchino ed il suo impiego è tipico degli Hammam, dove viene utilizzato insieme ad uno speciale guanto esfoliante. 

Il sapone nero è un sapone di consistenza pastosa, ottenuto a partire dall'olio di oliva. La particolare lavorazione del sapone nero lo rende simile a una crema ed è proprio come un cosmetico cremoso che lo si applicherà e massaggerà sul corpo. 

Il sapone nero permette di eliminare lo strato superficiale delle cellule morte presenti sulla pelle del corpo con delicatezza e con effetti benefici sulla luminosità della pelle, infatti la pulisce a fondo togliendo le tossine e i danni provocati dall'inquinamento, senza ungere o irritare. 
I risultati dell'utilizzo del sapone nero sono evidenti: pelle più morbida e radiosa, dall'aspetto più giovane.